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Gitanes   - Recensioni, articoli, etc...
 
Recensione LA CATENA
www.pianetarock.it  -
15/04/2007  

La catena dei Gitanes è formata da colori, suoni, sensazioni, pensieri ed immagini a volte tanto lontane e diverse tra loro da sembrare invisibilmente legate, quasi 'concatenate'. La formazione cuneese, arrivata al secondo disco in studio (il primo 'Fol(k)' è del 2003) mostra maturità, sia nella composizione ed esecuzione musicale, sia nella stesura di testi, mai banai o ripetitivi e talvolta persino divertenti. Citando proprio quanto scritto dalla band: 'La catena è un oggetto molto comune, può essere intesa come limitazione di libertà o come sicurezza ... sovente è di ferraccio, arrugginita, pesante, a volte invece è solo metaforica; la catena si lega oppure ci si trova già legati e si cerca di spezzarla' Ciò che emerge dalle tematiche trattate nei dodici brani in tracklist, è una sensibilità non comune nell'affrontare problematiche personali e sociali oggi più che mai attuali, ricordando gli errori fatti per provare a non ripeterli di nuovo. Si parla della Valle Bormida, territorio compreso tra la Liguria ed il Piemonte che nei decenni passati ha dovuto fare i conti con un indiscriminato sfruttamento delle risorse, fino ad arrivare a vincere la propria battaglia. Così la mente non può che spostarsi di qualche chilometro ed avvicinarsi anche solo per un attimo all'impegno di chi ancora oggi in quella zona lotta per garantire alle future generazioni una vita migliore. Si omaggia la memoria di chi per liberare altri uomini ha dato la propria vita, con il ricordo di Felice Cascione in 'U megu' e della sofferenza partigiana nella tradizionale 'Ponte di Cossano', della libertà ottenuta nella metafora di 'Don Carlos', di chi la storia di un paese liberato l'ha raccontata senza condizionamenti finchè gli è stato possibile farlo ('Enzo Biagi') e di chi pur attraverso un mezzo tanto potente quanto spesso bistrattato come la musica, ha combattuto la sua personale battaglia. E' il caso della riproposizione di 'Volta la carta' di De André, magistralmente introdotta dalla fisarmonica del 'Circolo in la minore'. Proprio questo lo strumento che traina l'intero disco, onnipresente a sottolineare ogni singolo passaggio del testo, ben accompagnato anche dal comparto ritmico che spesso mostra la sfacettatura rock dei Gitanes. Senz'altro da apprezzare il testo di 'Il Marchese di Olano', capace di raccontare una storia d'altri tempi, oppure quello di 'Er preve libertin' che attraverso l'uso del dialetto omaggia le origini del gruppo anche a discapito di un'immediata compresione di chi per ovvie ragioni è cresciuto in altre parti; ma tranquilli, nel booklet è stata inclusa la traduzione. In 'Casa Do Menor' si continua affontando il disagio di un territorio a noi geograficamente distante come il Brasile e di una popolazione la cui immagine ci giunge il più delle volte distorta. L'unico momento che finisce per sembrare estraneo al contesto del disco è rappresentato da 'Trauma infantile', ricordo delle estenuanti gite a cui bene o male tutti sono stati sottoposti durante la propria infanzia. Questi i punti cardine de 'La Catena', tre quarti d'ora circa di folk-rock che permetteranno anche a chi ancora non conosce i Gitanes di apprezzare una giovane e promettente realtà del fervido panorama musicale emergente italiano..


Recensione LA CATENA
www.gufetto.it  -
17/03/2007  

“La Catena” è l’ultimo lavoro del gruppo Gitanes, che già nel 2003 avevano inciso un primo album dal titolo “Fol(k). L’album si muove coerente, giocando molto bene con la metrica dei testi, che a differenza della musica molto divertente, narra temi attuali della nostra società . Un disco che vuole raccontare, esprimersi, rimanere. La prima traccia del cd dal titolo “La Valle” esprime a chiare lettere l’impegno del gruppo a velocizzare più possibile musica e testo senza cadere mai nella trivialità : la fisarmonica in tutte le tracce del disco è sempre calda e su di giri, le atmosfere musicali sono molto fantasiose e lodevole per la musicalità e l’originalità il pezzo dedicato ad Enzo Biagi. I Gitanes sono sicuramente un gruppo che percorre una via molto personale, ma allo stesso tempo tagliente e di grande impatto.


Recensione di un demo inviato
www.bielle.org  -
15/12/2005  

E' un demo senza nessuna indicazione sopra. Nemmeno i titoli dei pezzi. Nessuna copertina (quella qui a fianco non fa quindi fede), nessun titolo del demo, insomma: niente di niente. Si sa qualcosa del gruppo da un foglietto che accompagnava il nudo dischetto. Si tratta dei Gitanes, gruppo di Alba (Cn), formato da Luigi Allerino alla voce, Giancarlo Abaldo alla batteria, Stefano Antona al basso, Marco Castrone e Manuele Ferrero alle chitarre, Fabio Ratto alla fisarmonica e Stefania Cavaliere al flauto. Hanno pure un sito (www.gitanes.it, miracolosamente ancora libero come dominio!) 'il sito - dicono - in cui potrete soddisfare tutte le vostre curiosità riguardo a uno dei gruppi emergenti più inutili degli ultimi anni'. Ma non è vero! Pubblicità ingannevole. Come quella delle sigarette. Peraltro bisogna dire che le Gitanes, intese come sigarette, hanno per me sempre vinto la palma del prodotto graficamente meglio presentato nel campo del fumo. Ma, per farla breve, i Gitanes non vendono fumo. Anzi, non vendono niente, perché sul sito non c'è minimamente scritto come fare per procurarsi qualcosa di loro. Pare che nel 2003 sia uscito un cd autoprodotto dal titolo 'Fol(k)?' con evidente gioco di parole tra 'fol' ('scemo' in piemontese) e musica folk. L'ambito in cui agiscono i Gitanes è infatti quello della musica folk, ma un folk rivisitato e imbastardito che ricorda i lavori dei Gang del tempo di 'Storie d'Italia' o i Modena City Ramblers di 'Riportando tutto a casa'. Sul demo a mia disposizione ho due canzoni in italiano, che aprono le danze, e che raccontano episodi della guerra partigiana, seguiti da tre brani in dialetto piemontese, di cui almeno uno è un tradizionale già sentito. L'insieme è molto gradevole. In particolare sono interessanti le due canzoni in italiano, sicuramente originali, ma anche nei brani tradizionali il ritmo resta alto, il divertimento pure e la voglia di muovere le gambe a ritmo non ci abbandona. Gruppo abituato a suonare in piazza e a scatenare danze, si direbbe. Sarà anche la verità? Il sito, come al solito non ci aiuta. Occorre procedere di sponda. La prima canzone parla di Felice Cascione, un personaggio che, a suo modo è leggenda. Narra la storia che Cascione, medico di Imperia e che dovrebbe essere famoso anche solo per aver scritto il testo della celebre canzone partigiana 'Fischia il vento', durante la guerra catturò con il suo gruppo di partigiani due fascisti, ma non li volle uccidere, nonostante il suo gruppo fosse di parere diverso. Ma lui, 'U' megu', il medico, non riesce non a considerare i brigatisti neri come uomini e a venire a meno al suo mestiere da medico: 'Ho studiato venti anni per salvare la vita di un uomo – dice Cascione - e ora voi volete che io permetta di uccidere? Teniamoli con noi e cerchiamo di fargli capire'. Fatto sta che uno dei due riesce a scappare, dopo essere stato curato, rifocillato e coperto per circa un mese. Torna con una pattuglia di alcune centinaia di nazifascisti per dare la caccia ai partigiani che l'hanno salvato. Cascione resta ferito nell'attacco, rifiuta ogni soccorso e tenta di coprire il ripiegamento dei suoi uomini. Ma due di loro non se la sentono di abbandonarlo e tornano indietro: Emiliano Mercati e Giuseppe Castellucci incappano nei fascisti. Mercati sfugge alla cattura, ma Castellucci, ferito, è selvaggiamente torturato perché dica dov’è il comandante. Cascione, quasi agonizzante, sente i lamenti del suo uomo seviziato, si solleva da terra e urla: 'Il capo sono io!'. Viene crivellato di colpi. Su questa bella storia i Gitanes hanno composto una bella canzone. Una ballata ritmata dall'incedere epico ed importante, con una capacità di narrare storie del passato che richiama alle mente i lavori più recenti degli Yo Yo Mundi. Nulla di esagerato, una vena di scrittura matura e il dono di rendere quasi cinematografiche le vicende, già per altro interessanti di per loro. La seconda canzone parla invece di quello che potrebbe anche essere una sorta di 'leggenda' piemontese: il giovane bandito Domenico Stella che rubava ai ricchi per dare ai poveri e soprattutto per togliere al Re di Torino. Una sorta di Robin Hood probabilmente ottocentesto e qui (seconda bella canzone), molto breve peraltro, il clima evocato punta più verso i Modena o i Luf, anche per la preponderanza della fisarmonica e per il tono da canto popolare che permea il brano. Chiudono il breve demo a mia disposizione (16'08') tre brani popolari: il primo si intitola 'Il genovese', un canto tradizionale che dovrebbe appartenere alla zona del pinerolese, anche se altre fonti lo fanno risalire alla zona genovese. Anche in questo caso ottima la resa, sia musicale che nel canto. E' il brano più lungo con i suoi 4'02' e una lunga coda strumentale finale. Segue un altro tradizionale che credo si chiami 'O ciao ciao ciao Maria Carlina', uno di quei brani che lo ascolti e ti si attacca dentro come avesse delle zampette proprie. Assolutamente da danzare sull'aia. Come fa a rifiutarmi questo ballo signorina? Potrei adontarmi ... oppure sudare come un pazzo. Ma anche l'ultimo brano l'abbiamo sentito decine di volte, anche in altre versioni, forse dai Gufi, forse da Nanni Svampa. Si chiama 'La Femna biunda' e nella versione dei Gitanes è contagiosa per allegria e come invito alla socialità. Con un testo davanti poi, provare a seguire il ritornello, pronunciato a cento allora può essere una bella sfida. Insomma un buon demo che sollecita la voglia di aspettare il disco nuovo, ora in fase di registrazione e pronto per il 2006 o di andare a cercare il vecchio 'Fol(k)?'. Se vi piacciono la Bandabardò, i Folkabbestia, i gruppi che abbiamo già citato e il combat rock in generale i Gitanes devono entrare tra i vostri interessi.



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